Elaborati Contest 2020

Cirrosi in Italia e nel mondo, storia di un male sempre più diffuso

Elaborato di Chiara Ugolini

“Per molto tempo non siamo stati così preoccupati. Si alzava la mattina ed era un po’ confusa, diceva cose senza senso. Poi sono iniziati i tremori. Non ricordo bene la prima volta che è andata in coma. Ormai è diventata la normalità”. Pierdomenico De Luca ha 23 anni, lavora come autista del 118 e studia Scienze gastronomiche. Insieme al padre e al fratello di 21 anni si prende cura della madre Gaetana Bello, di 58 anni, malata di cirrosi da ormai otto anni e attualmente in lista di attesa per trapianto di fegato. “Una grave forme di encefalopatia epatica (una complicanza della cirrosi) purtroppo poco responsiva a tutte le terapie”, dice Paolo Caraceni, epatologo al Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna e professore associato di Medicina interna all’Università di Bologna.

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Cirrosi ed encefalopatia tra scarsa prevenzione iniquità e costi sanitari

Elaborato di Chiara Colangelo

L’HCV «virus silente»: i farmaci innovativi e le «stime prudenziali» degli infetti.

Dietro le malattie del fegato c’è una Italia spesso di “sommersi” e di “salvati”. E un quadro complesso, perché se l’infezione da virus “epàtotropi”, nello specifico l’Hepatitis C Virus (HCV) resta ancora tra le prime cause di insufficienza epatica, «lo scenario sta completamente cambiando», afferma il professore Giovanni Addolorato, dirigente medico U.O.C di medicina interna, gastroenterologia e malattie del fegato al Policlinico universitario “Agostino Gemelli” di Roma.

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Allarme trapianto

Elaborato di Gaia Terzulli

Da un bicchiere di vino al coma epatico: la lotta contro la cirrosi e l’encefalopatia epatica tra cure farmacologiche e alleanza dei caregiver.

Sono le 4 di notte. Valeria dorme e accanto a lei Massimo è sveglio. Muove le gambe come per pedalare e armeggia con le mani balbettando parole confuse. Valeria si sveglia di soprassalto. «Che stai facendo?», gli chiede. «Sto cercando freno e frizione», risponde, «Cosa vuoi? Lasciami lavorare». Massimo ha un’encefalopatia epatica. Gli è stata diagnosticata nel 2016, quando già era in cura all’ospedale Santa Maria di Terni per cirrosi epatica. «Durante il ricovero, ha iniziato a insultare i dottori», racconta Valeria, la moglie. «Nel giro di qualche ora ha firmato le dimissioni e siamo tornati a casa. Per i medici era in grado d’intendere e di volere». Una volta a casa, «mi sono messo a cucinare la pasta per i suoceri», prosegue Massimo. Valeria ha perso entrambi i genitori tanti anni fa. Massimo avrebbe dovuto sottoporsi a un secondo ricovero, ma a Terni nessuno ha voluto prendersi carico di lui. «Mi davano per spacciato», ricorda, «quando incontravo il dottore in ospedale mi chiedeva “Che ci fai ancora qui?”. Per questo me ne sono andato».

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L’alcolismo giovanile e la cirrosi epatica in Italia sono ancora un problema nascosto

Elaborato di Sofia Quaglia

Loreto Pagnani ha iniziato a bere all’età di tredici anni. Un ragazzino di Frosinone, beveva un po’ per sentirsi grande e un po’ per sentirsi meno timido. Era giovane; si sentiva indistruttibile. D’altronde chi non ricerca l’approvazione degli altri con i primi sorsi in adolescenza?

A neanche vent’anni un bicchiere tirava l’altro, lo Stravecchio era il suo liquore preferito, e le giornate si accorciavano sempre di più: prima due bicchieri la sera, poi un bicchiere al pomeriggio e due la sera, fino ad attaccarsi alla bottiglia appena sveglio. Si circondava solo di altri ragazzini che, come lui, non facevano altro. Nonostante la sua famiglia facesse di tutto per allontanarlo dal vizio, a volte persino arrivando alle mani, Pagnani viveva per bere e beveva per vivere, completamente schiavo della sua dipendenza da alcool iniziata così, come gioco de regazzini.

“Cominci a negare a te stesso, e un po’ a tutti, che hai un problema con l’alcol,” spiega Pagnani. “La cosa più brutta è proprio che lo neghi a te stesso. Ti accorgi che l’alcol sta per avere la meglio su di te, ma non fai nient’altro che accelerare queste bevute, non rendendoti conto che la dipendenza ti sta per avvolgere.”

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I migranti irregolari dimenticati dalla sanità pubblica

Elaborato di Federico Lorenzo Baccini

Un nemico insidioso

Hanno diritto alle cure, ma le liste d’attesa infinite li costringono spesso a tornare nel proprio Paese. Solo gli ambulatori popolari li assistono gratuitamente negli stadi iniziali della malattia, facendo risparmiare al Sistema sanitario nazionale centinaia di euro per ogni paziente, ogni anno.

Ha un addome enorme, ma su un corpo esile. Cammina a fatica, a malapena riesce a respirare. Ibrahim ha 58 anni e presenta una delle complicanze più frequenti della cirrosi epatica: litri di liquido accumulati che impediscono il corretto funzionamento di reni, fegato e diaframma. Si chiama ascite e gli occupa quasi tutta la cavità addominale. Ibrahim è un migrante irregolare egiziano, una delle 50 mila persone in Italia che non ha una casa. Fino a marzo ha trovato accoglienza in un dormitorio pubblico milanese, ma con le nuove disposizioni anti-Covid è finito di nuovo a vivere in strada. E l’alcool è diventato la sua forma di consolazione.

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Cirrosi ed encefalopatia epatica: cosa sono e perché sono così pericolose

Elaborato di Mattia Mezzetti

Un nemico insidioso

La cirrosi è una patologia spesso asintomatica. Un alto numero di pazienti non sa di avere tale problema fino alla comparsa, talvolta improvvisa, di complicazioni anche gravi della malattia epatica.

Sovente la diagnosi di cirrosi avviene a seguito di una alterazione delle transaminasi riscontrata in sede di esame del sangue, magari effettuato per controlli di routine o ragioni completamente distanti da quelle di un controllo delle condizioni del fegato. Altre volte, invece, è la cirrosi a manifestarsi senza lasciar spazio a dubbi: ascite – ovvero comparsa di liquido nella cavità addominale, emorragia, peritonite batterica spontanea o encefalopatia epatica; tutti questi sintomi sono riconducibili alla patologia.

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Cirrosi ed Encefalopatia Epatica

Elaborato di Stefania Cavazza

Più di un milione di morti ogni anno per una patologia potenzialmente prevenibile: la cirrosi epatica. Il 35-40 % dei pazienti cirrotici sviluppa encefalopatia epatica conclamata, una complicanza disabilitante per il malato ed i familiari.

Più di un milione di morti ogni anno per cirrosi epatica nel mondo, quasi la metà dei quali (48%) dovuti all’abuso di alcol secondo il Global Burden of Disease Study (Lancet) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

In Italia sono circa 200 000 le persone che convivono oggi con una cirrosi epatica. Circa il 40% di queste presenta encefalopatia epatica conclamata, ma la percentuale può salire al 70% se si considerano anche i casi “lievi”. Tuttavia, anche in questi ultimi la presenza di encefalopatia può influire molto negativamente sia sulla qualità di vita che sulla sopravvivenza.

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